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Curiosità

L'arte è bellezza, creare è amore

Il liquido di jin e l'arte del bonsai, un antico sodalizio

Il bonsai è stato correttamente definito un'opera d'arte vivente e per questo mai finita, che cresce insieme a chi la modella e la cura.

Letteralmente significa "albero coltivato in vaso", alto da pochi centimetri a non oltre il metro e mezzo, ma si tratta sempre di un albero in tutto e per tutto, che, in quanto tale, imita la pianta in natura, quindi cresce, si adatta e trova un proprio equilibrio che lo rende unico.
Pare che la tecnica sia nata in Cina nei primi secoli della nostra era; fu iniziata dai monaci, che prelevavano piccoli alberi che stentavano a crescere in natura per metterli in vasi, lasciandoli poi coltivare ai loro novizi, così che contemplassero ciò che è la vita e trasponessero metaforicamente la loro maturazione nella crescita della pianta.

Saranno poi i Giapponesi, dopo circa un millennio, a rendere una vera propria arte la cura per questi particolari alberi, imprimendo una valorizzazione estetica a forme, vuoti e spazi, e legandola per sempre alla rappresentazione artistica della natura. E a questo ancora oggi la millenaria arte del Bonsai tende: a far sorgere un'emozione che risvegli la nostra relazione profonda con la natura, infondendoci armonia e pace interiore.

Come per gli uomini, "Ci sono alberi che preferirebbero la calma, ma viene il vento e li scuote e non possono evitarlo" (Mao Tse Tung); così l'azione della natura è estremamente varia e crea opere uniche, dove la materia viva si fonde e confonde con la materia morta, da sempre inerme o che era stata una volta viva.

L'interazione del tempo su di un albero, tra il legno vivo e quello morto e gli agenti atmosferici, è un'opera pressoché impossibile da imitare, ma è proprio questa la sfida che si prefigge il maestro di bonsai quando vuole ricreare alberi cresciuti in ambienti naturali ostili, sottoposti a condizioni climatiche severe.

Per raggiungere questo risultato si utilizza la tecnica della legno secco. Si tratta di una lavorazione molto sofisticata che necessita di esperienza, abilità manuale e strumenti giusti, occorre infatti la capacità di creare un effetto naturale per realizzare un disegno intensamente evocativo, accentuando il fascino vitale dell'albero, ed inoltre è necessario avere una buona conoscenza della fisiologia della pianta; per rispettarla e perché non soffra dovrà avere caratteristiche adatte, come il possedere un legno duro e resistente alla marcescenza.

Proprio per questa particolare lavorazione viene in aiuto una soluzione acquosa inorganica di zolfo e calce, il cui uso sulle piante si perde nel tempo per la sua semplicità e duttilità, conosciuta anche come Liquido di Jin e Shari , proprio per il suo legame antico con l'arte dei Bonsai.

Guarda il video Il valore e la bellezza del secco nei Bonsai

Si parla di Jin, quando la parte secca è un moncone o una sezione di ramo, che mima, se ben proporzionata, i tanti fattori climatici avversi che possono causare la perdita di rami.



Guarda la lavorazione Jin
Un bonsai in cui è evidenziata la parte secca




Si parla di Shari, quando il disseccamento coinvolge una striscia o anche una parte più ampia del tronco, come quando in natura l'albero è stato sottoposto a un evento traumatico quali frane, siccità o morte di una radice, che ha impedito il normale passaggio della linfa nutritiva.



Guarda la lavorazione Shari
Shari è una delle lavorazioni del legno di bonsai



Un terzo tipo di intervento che prevede l'utilizzo del liquido di Jin è il Sabamiki, che consiste in fessurazioni o veri e propri incavi nel tronco, capaci di riprodurre l'aspetto di una pianta che in natura ha subito una violenta aggressione, come quella di un fulmine o di un forte temporale. Il Sabamiki è il terzo tipo di sbiancamento del legno con il liquido di Jin



Questa soluzione inorganica, se di buona qualità, ha una inimitabile doppia azione: quella di essere un ottimo sbiancante , così da rendere molto bene l'idea del legno invecchiato e seccatosi, e nel contempo possedere una spiccata proprietà antiparassitaria, che permette al legno di resistere agli attacchi di insetti e funghi xilofagi e quindi di conservarsi nel tempo, con pochi ripetuti trattamenti.

Il Liquido di Jin risulta quindi uno strumento eccezionale e imprescindibile in mano al Sensei di Bonsai, per poter ricreare nella sua piccola opera d'arte vivente le condizioni più evocative ed emotivamente impattanti, che ne accentuano la naturalità e rendono così meravigliosi gli alberi in natura.














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